Premio Cultura 2026

Viva l’AMAS!

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Ho il piacere di comunicare che anche quest’anno il Consiglio Federale dell’ASI ha attribuito al nostro Club un premio per l’attività culturale svolta nel 2023.
In particolare:
Grazie per la vostra partecipazione
Un cordiale Saluto
Filippo Amore


Guarda la galleria fotografica dell’evento
Leggi il messaggio di ringraziamento del Presidente ASI
Leggi la lettera sull’intervento del Presidente del Senato Casellati

Articolo tratto dal sito: piombinolivorno1901.org
Tutto ebbe inizio nel luglio del 2012 con una telefonata, giunta dagli Stati Uniti, dal giornalista italoamericano Antonio Lombardi, che chiedeva dettagli sulla corsa automobilistica Grosseto-Livorno, del lontano 1901. Non ne avevamo mai sentito parlare; lo stupore si trasformò subito in entusiasmo quando Lombardi raccontò che la gara fu vinta dal pilota Felice Nazzaro, al suo debutto.
Iniziammo una paziente ricerca alla biblioteca di Livorno, consultando le copie de “La Gazzetta Livornese” dell’epoca e anche negli gli archivi del giornale Il Tirreno per trovare notizie della corsa su “Il Telegrafo” (così si chiamava all’epoca il quotidiano livornese).
Arrivammo così ai resoconti giornalistici che ci fornirono interessanti notizie e che ci permisero di definire meglio l’evento: Innanzitutto la partenza avvenne da Piombino a causa delle abbondanti precipitazioni che resero la strada nei pressi di Grosseto impraticabile; il percorso previsto di 150 km fu così ridotto a 82 km.
Poi scoprimmo che fu proclamato vincitore il conte Camillo della Gherardesca, che era il proprietario della vettura (una F.I.A.T. 12 HP Corsa), pilotata in effetti da Felice Nazzaro, appena assunto dalla nascente industria torinese. Si usava così!
Fu un grande successo anche per la FIAT, fondata appena due anni prima, che riuscì sorprendentemente a vincere, sbaragliando anche la potente Panhard Levassor 32HP
Anche nell’archivio storico del Comune di Piombino trovammo materiale: la delibera di Giunta relativa alla corsa e alcune preziose fotografie della partenza.
E’ molto strano che non abbiamo trovato traccia di questo avvenimento su libri di storia dell’automobilismo e su materiale edito promozionale edito dalla stessa Fiat, tranne un brevissimo accenno su “ Storia dell’Automobilismo Toscano” di Leonardo Ginori Lisci e “Lampi sul Tirreno” di Maurizio Mazzoni.
L’evento motoristico, organizzato dal Comitato per le Feste Livornesi prevedeva per sabato 24 agosto la gara di resistenza da Piombino a Livorno, domenica 25 alle ore 10 una sfilata da Antignano al Cisternone, lunedì 26 alle ore 10 la corsa di accelerazione di 500 metri ad Antignano ed alle ore 17 una gara di dirigibilità alla rotonda dell’Ardenza.
I veicoli iscritti alla corsa vennero divisi per categorie: Iᵃ categoria, grosse vetture oltre 1.000 kg, IIᵃ categoria, vetture leggere meno di 1.000 kg, IIIᵃ categoria, vetturette fino a 450 kg, IVᵃ categoria tricicli e Vᵃ categoria motocicli.
Vincitori “Gran Premio Sua Maestà il Re” gara di velocità da Piombino a Livorno, 82 km, 24 agosto 1901:
Iᵃ categoria, vetture oltre 1.000 kg : Felice Nazzaro su Fiat 12HP Corsa in 1,49’54media 44,77 km/h
IIᵃ categoria, vetture sotto i 1.000 kg: Galileo Serafini su Panhard in 2.08’57 media 38,15 km/h
IIIᵃ categoria, vetturette, meno di 450 kg: Edoardo Werheim su Darracq in 2.02’07 media 40,29 km/h
IVᵃ categoria, tricicli: Gaston Osmond su De Dion in 2.08’57 media 38,15 km/h
Vᵃ categoria, motociclette: nessuno arrivò al traguardo, Renzo Mazzoleni su Ceirano si ritirò a Vada mentre l’ing. Emanuele Rosselli su Rosselli di sua fabbricazione si ritirava dopo la partenza per la difficoltà sulla strada che era ridotta ad una palude a causa del maltempo.
Gara di accelerazione, Antignano, metri 500, 26 agosto 1901:
Iᵃ categoria, vetture oltre 1.000 kg : Felice Nazzaro su Fiat 12HP in 25’’ media 72 km/h
IIᵃ categoria, vetture sotto i 1.000 kg: Fiamberti su De Dion in 31’’ media 58,064 km/h
IIIᵃ categoria, vetturette, meno di 450 kg: Edoardo Werheim su Darracq 32’’ media 56,250 km/h
IVᵃ categoria, tricicli: Gaston Osmond su De Dion 21’’1/5 media 84,905 km/h
Vᵃ categoria, motociclette: Renzo Mazzoleni su Carcano in 26’’1/5 media 68,702 km/h
La corsa non ebbe incidenti e fu un grande successo (come riportato dalle cronache del tempo) nonostante, ad Antignano, il tram continuasse il suo servizio durante la gara di accelerazione, con evidente pericolo .
L’evento ebbe anche una risonanza mondana con discorsi, brindisi, rinfreschi e la fastosa premiazione finale, con medaglie e premi in denaro.
Alcuni appassionati motoristi affluirono da località lontane; gustosa è la relazione del viaggio a Livorno da Torino che Carlo Biscaretti di Ruffia (padre del collezionismo italiano e futuro fondatore del Museo dell’Automobile di Torino) fece, con il padre, sulla vetturetta di famiglia.
La Piombino Livorno fu la prima corsa ufficialmente organizzata in Toscana; fino ad allora le uscite con automobili erano solo scampagnate con sporadiche sfide fra i gentiluomini. Dopo questo evento le competizioni si diffusero rapidamente ( la più famosa fu la Coppa della Consuma promossa dal marchese Ginori) e contribuirono alla diffusione dell’automobile, veicolo che all’inizio del secolo scorso rivoluzionò la mobilità dell’uomo.
La rievocazione della Piombino – Livorno sarà l’occasione per ricordare una corsa dimenticata e far rivivere un evento che segnò l’inizio dello sport motoristico in Toscana.
Considerazioni su certificati ASI e revisioni mezzi pre 1960:
Proposte per l’ASI
Penso che sarebbe utile e auspicabile poter fare richiesta di Certificato d’identità (Targa Oro) e Certificato di Rilevanza Storica utilizzando un modello unico che comprenda entrambe le domande. Infatti, senza voler confondere il prestigio particolare del CDI con quello del CRS o dell’ADS, visto che i dati occorrenti sono simili e le foto spesso sovrapponibili, trovo incomprensibile dover riempire due moduli di domanda e stampare le foto due volte, considerando anche il tempo che ci vuole a fare tutte queste cose.
In realtà, infatti, anche se in teoria la compilazione della domanda dovrebbe essere onere del socio richiedente, posso assicurare che spesso ricade sulle spalle del commissario tecnico di Club, che non lo fa per lavoro, come spesso i tesserati pensano, ma quando toma dal suo lavoro.
Che senso può avere, nel caso di veicolo non in possesso di documenti ASI prima del 19 marzo 2010, conseguire il CDI ma non il CRS?
Facendo un paragone in termini scolastici, potremmo definire l’ADS la licenza media del veicolo, il CRS il diploma e il CDI la laurea.
Una volta conseguita la laurea dovrebbe essere dato per scontato il conseguimento della licenza media e del diploma; se, nella richiesta di CDI (nella sostanza la più difficile da compilare perché più analitica) non sono stati previsti alcuni campi nella sezione dati tecnici (come gli sbalzi, la lunghezza o la descrizione della fanaleria), basterebbe aggiungerli dall’altro modulo con un copia-incolla, cosicché, superata la prova del CDI, il CRS e l’ADS fossero rilasciati d’ufficio.
Altro argomento che andrebbe preso in considerazione è quello delle revisioni dei veicoli storici costruiti prima del 1960, che devono essere obbligatoriamente eseguite presso le sedi della Motorizzazione Civile.
Il problema è che la normativa che disciplina la procedura di prova per la verifica del funzionamento dell’impianto freni di servizio degli autoveicoli di interesse storico e collezionistico la cui data di costruzione è antecedente all’1.1.1960 dice che le prove di frenatura POSSONO essere effettuate mediante la valutazione del valore di decelerazione media ottenuto con il veicolo in ordine di marcia solo con il conducente (vedi pag. 306 Volume Veicoli Storici – autori vari con il coordinamento di Emanuele Biagetti). Dire che le prove POSSONO è diverso dal dire che le prove DEVONO essere fatte in tal modo. Quindi in motorizzazione continuano a fare le prove mettendo le vetture sui rulli. Bisognerebbe urgentemente effettuare questa semplice modifica nella normativa. Per esempio, invece, è chiaro che il freno di stazionamento (a mano) DEVE essere controllato con prova statica: infatti lo verificano con prova statica. Se la normativa stabilisse che il freno di stazionamento POTESSE e non DOVESSE essere verificato con prova statica, sono sicuro che effettuerebbero la prova sui rulli anche per il freno di stazionamento (come facevano prima).
Il fatto è che queste povere vecchiette, tutte le volte che sono sottoposte a revisione, vengono inutilmente strapazzate come se in un giorno percorressero 1000 km.
Il bello poi è che se un veicolo non è certificato ASI e quindi non è definito come di interesse storico, può fare la revisione presso le officine autorizzate anche se è ante 1960. Ma perché nessuno, vista oltretutto l’esigua percorrenza di questi mezzi, cerca di fare in modo che le officine autorizzate possano di nuovo occuparsi anche delle revisioni ante – 60 anche per i veicoli ASI?
Sandro Vaghetti
A cura di Sandro Vaghetti
Per noi delle auto storiche, per me di sicuro, penso che il rapporto con il tempo che passa sia particolare, diverso. Il mondo cambia in fretta e non è già più quello del 1994, l’anno in cui acquistai la mio primo catorcino del 1963. Tanto per cominciare, a parte dovute eccezioni, si viveva ancora senza telefonino e personal computer.
Eppure cercavo già qualcosa del mio passato, anche quello ancora così diverso, che mi era rimasto nel cuore e che volevo conservare a futura memoria: cosa di meglio di un’auto protagonista del film della mia infanzia?
Nel restaurare quel pezzo di ferro, cerchi di far rivivere e far durare a lungo qualcosa che sarebbe andato perduto per sempre, quindi, a posteriori, è un tentativo semi consapevole di restaurare anche te stesso, facendo venire a galla durante la ricerca dei particolari e poi durante l’uso del veicolo resuscitato, pezzi di te e della tua memoria che sembravano spariti, ma che invece dormicchiavano e basta.
Certo che, se da un lato, questo continuo rapportarsi con gli anni passati (che è diventato ormai uno studio, almeno per me come commissario tecnico, che passo e ripasso le date e i cambiamenti nei modelli di auto e moto) è appassionante, dall’altro lato è anche un po’ logorante, quando penso che sto conservando qualcosa che probabilmente mi sopravviverà e rimarrà per quelli che verranno dopo.
Mi chiedo conseguentemente se ci sarà in futuro interesse per queste cose, che potrebbero invece essere considerate come l’incarnazione o il germe scatenante dell’inquinamento del pianeta e quindi suscitare sentimenti di odio e riprovazione opposti a quelli che sono stati i miei.
Tanta passione è accompagnata da un po’ di inquietudine: vedo le mie auto storiche sempre più belle e curate, mentre io sono sempre più sgangherato e spero di superare la revisione quando vado a fare gli esami del sangue.
Poi, quando leggendo Quattroruote vedo che, nelle prove delle vetture, si dedica (giustamente) molto spazio all’INFOTEINMENT, caratteristica della quale, invece, volendo usare un gioco di parole, su un’auto, non me ne FOTTENIENT, mi dico che comincio a perdere qualche colpo e non sono più al passo con l’attualità.
L’unica certezza che ho è che mia moglie che mi vuole bene non mi porterà dallo sfasciacarrozze, dopo di che questa passione fa aprire un altro discorso, quello della fede, e non è poco.